La Costa Smeralda sfida Ibiza e altre mete del turismo di lusso con 110 milioni di euro di investimenti in cinque anni. Con un doppio obiettivo: migliorare strutture e infrastrutture per diversificare il target di clientela e allungare il più possibile la stagionalità. A spiegarlo è Mario Ferraro, amministratore delegato di Smeralda Holding, società che fa capo al fondo sovrano del Qatar, che nel 2012 ha rilevato dalla Colony Capital di Tom Barrack gli hotel Porto Cervo, Pitrizza, Cala di Volpe e Romazzino (per un totale di 360 camere) più Marina di Porto Cervo (tra i principali porti turistici del Mediterraneo), il Pevero Golf Club, appartamenti, uffici e negozi nonché il 51% di Land Holding (joint venture con Marriot) che detiene 2.700 ettari di costa, il 10% edificabili.
Gli investimenti riguarderanno in primo luogo gli alberghi, incluso il Porto Cervo, già ampliato nel 2012-2014 sfruttando la Legge casa. Frequentati da imprenditori, manager, politici, attori, campioni dello sport e perfino teste coronate, che in media tra luglio e agosto ogni anno trascorrono almeno un giorno in Costa Smeralda, rientrano tra i dieci hotel con i maggiori ricavi medi per camera al mondo, oltre 2 mila euro in media a notte, fino a 30 mila per le ville. «Tutto questo grazie all’esclusività della zona e delle strutture», ha sottolineato Ferraro, «che hanno permesso alla società di chiudere il 2016 con 87 milioni di ricavi, in crescita del 15% rispetto all’anno prima, mentre la redditività è aumentata del 30% in due anni».
Cosa manca ancora? Appunto la durata della stagione: oggi va da giugno a settembre e invece potrebbe rolungarsi da aprile a novembre, ma non senza nuovi eventi e iniziative di richiamo. E poi più turisti, indispensabili per dar corpo agli eventi citati, che ovviamente non possono reggersi sui soli vip. «Tutto questo già avviene in altre mete turistiche come alcune isole greche, Saint Tropez e la Costa Azzurra, Bodrum, Capri e soprattutto Ibiza che da sola attira cinque volte i turisti dell’intera Sardegna», ha spiegato Ferraro, manager di lungo corso di hotel di lusso, dal San Domenico di Taormina al Molino Stucky, dal Venice Resort al Conrad Dubai. Il primo passo come accennato consisterà nel valorizzare l’esistente, ristrutturando e arricchendo i quattro alberghi con spa firmate, piscine coperte, negozi, ma anche nuovi ristoranti (oggi una ventina) e bar con concept che puntano sull’enogastronomia locale o importando brand internazionali come Nobu e Buddha Bar.
Il focus sull’enogastronomia si completerà con l’istituzione di scuole di cucina. Fuori dagli hotel si investirà invece su nuovi beach club per varie fasce di clientela, dalle famiglie ai giovani, agli sportivi. «Esclusa invece la costruzione di altri hotel, sia per preservare la natura incontaminata, principale attrattiva, sia per non annacquare l’esclusività delle strutture esistenti», conclude Ferraro. Tutto questo però ancora non basterà se al contempo non verranno investite risorse su viabilità, parcheggi ed eventi, sportivi e culturali, dal torneo di tennis al premio letterario ai concerti sulla spiaggia. E di questo si occuperà appunto il Consorzio Costa Smeralda, di cui Smeralda Holding è socio al 25% e Ferraro ad.
di Teresa Campo
